Come iscriversi

Come iscriversi

Come ogni anno di ritorno dalle rigeneranti vacanze estive ci si trova a fare i conti con le novità settembrine tra queste, per molte mamme, il titanico step dell’ inserimento al nido. Che abbiano 3 mesi o 3 anni poco importa, l’ evento  è soprattutto legato proprio al concetto di separazione alimentato da miti e fantasmi (che adesso cercheremo di sfatare), relativi a come e quando i nostri piccoli debbano affrontare questo momento entusiasmante ma al contempo carico di ansie e preoccupazioni.

Anzitutto non parliamo di abbandono, quindi stop con frasi del tipo: “è troppo piccolo, potrei prolungare la maternità, mi perderò i momenti migliori”…mamme, i vostri figli vi amano e percepiscono la vostra tristezza! Purtroppo, il più delle volte il genitore si auto colpevolizza per la precoce età in cui il bimbo è immesso nel mondo extra familiare, ma non esiste un tempo “giusto”, cerchiamo semplicemente di capire come molte delle angosce legate a questo evento siano collegate proprio all’emotività con la quale lo si affronta.

Elencando brevemente i comportamenti dei bambini, cercherò, in seguito, di dare qualche riferimento teorico che permetterà con semplicità alle mamme che ci seguono di riconoscere alcuni atteggiamenti e di vivere al meglio questo importante e condiviso momento tra mamma e figlio.

Grazie a Bowlby, che nei tardi anni 80 parlava di attaccamento nella diade mamma bimbo, adesso possiamo  spiegare tutte quelle dinamiche che si innescano in momenti cruciali come quello del primo distacco: l’ingresso al nido. Il nostro piccolo fino all’età di tre anni e mezzo ha una percezione confusa delle emozioni, sente qualcosa che lo pervade ma non riesce a darne definizione, e, tra i linguaggi che io denomino “alternativi” primo tra tutti nella prima infanzia emerge “il pianto”. Il pianto significa: ho fame, ho sete, ho sonno, ho paura, voglio quel giochino, etc…Il pianto non è sempre o solo disagio, ma comunicazione:  non posso chiamarti allora attivo il mio campanellino. I bambini fino all’età dei 12 mesi circa, periodo in cui, grazie al gattonamento o alla deambulazione, hanno i mezzi per esplorare autonomamente il mondo, dipendono dalla figura di riferimento, in genere la mamma, che considerano estensione del proprio io e alla quale sono intimamente agganciati. Il bambino è ignaro di tutto ciò che è la realtà impropriamente detta, senza la sua mamma, ecco perché, fin dai primi mesi, si dovrebbe attenuare questa dipendenza, abituando il bambino a non affidarsi esclusivamente ad una persona sola, in modo che possa imparare gradualmente a capire che “l’altro” è altro da sé e la mamma, il papà o le educatrici non lo lasciano solo. A questo proposito è bene dire che solitamente si consiglia di effettuare l’inserimento o nei primissimi mesi o dopo il primo anno, proprio perché intorno all’8° mese, ha inizio la formazione dell’io, ovvero il periodo in cui il bambino prende consapevolezza che l’altro è una figura che va via e poi torna. Prima,  non possedendo questa competenza, vive la scomparsa dell’oggetto dal suo raggio di azione, come scomparsa totale e non limitata nel tempo e nello spazio (ecco perché sono indicati giochini come il cucù e il bubu settete, sono l’occasione per il bambino di imparare a capire che ciò che scompare poi ritorna).

E dopo questo preambolo teorico, ecco i miei piccoli suggerimenti alle mamme per vivere preparate e serene il grande evento:

  • No ai sensi di colpa! Prima della gravidanza vi siete costruite una posizione, avete lavorato sodo per ottenere una professione, essere mamme e lavoratrici al contempo è complicato ma non impossibile, basta solo accettare qualche compromesso

  • No ai vissuti di abbandono! La realizzazione personale è importante per l’equilibrio dell’individuo e purtroppo le tempistiche della maternità non dipendono esclusivamente da voi, state affidando il vostro bambino a persone competenti e avrete la possibilità di recuperare il tempo non speso con il vostro piccolo, nel pomeriggio, durante i week end e nei festivi e, a mio parere, soprattutto la sera, accoccolati leggendo una bella fiaba prima della nanna.  Le ore al nido, sono un tempo ben investito essendo l’asilo un servizio che interviene durante la momentanea assenza del genitore, per accudire e stimolare le capacità sociali ed  evolutive del vostro bambino

  • No alle ansie e alle preoccupazioni eccessive! Il bambino è intimamente legato al genitore, fisicamente ed emotivamente, e ha la straordinaria capacità di assorbire e rilasciare tutte le sensazioni e i vissuti della mamma che diventano anche suoi, quindi,  se vi percepirà angosciate svilupperà angoscia, se vi mostrerete fiduciose e sicure quando andrete via, acquisirà sicurezza e serenità

  • No all’introduzione di altri cambiamenti importanti (per quanto possibile). Ad esempio: non togliete il ciuccio, il pannolino o il seno durante l’inserimento, ognuno di questi eventi va affrontato singolarmente e con l’adeguata serenità, facciamo un passo per volta..

  • Sì a collaborazione e fiducia tra genitori e insegnanti, affinché il bambino percepisca positivamente le sue figure di riferimento, premessa indispensabile ad evitare uno stato di confusione e paura. Raccontateci il più possibile su vostro figlio in modo da mantenere un continuum tra scuola e casa, ricordiamo che l’ educatrice non si contende un titolo, ma sostituisce temporaneamente il ruolo di guida

  • Sì all’oggetto transizionale: è importante per il bambino portare con sé  l’oggetto preferito, un gioco o qualcosa che provenga dall’ambiente casalingo, in quanto, simbolizzando il nucleo familiare, avrà il “potere” di tranquillizzarlo

  • Assolutamente sì al dialogo e soprattutto al saluto prima di andare via associato ad una motivazione: il bambino deve fidarsi della mamma, voi lo lasciate in un posto allegro e sereno, al fine di divertirsi durante la vostra temporanea assenza. Imparerà che quel luogo è bello e non lo state punendo. Le fughe premeditate  di nascosto e i sotterfugi per sgattaiolare via lontani dal suo sguardo lo spaventano, in quanto,  dal momento che prima o poi noterà comunque la scomparsa della mamma, non servono altro che ad alimentare una frustrazione evitabile, generando, seppur in un secondo momento, un pianto che traduce i seguenti quesiti: “dove è andata? Quando e come è andata via? Perché senza di me e senza salutarmi?” Il paradigma che suggerisco si fonda sulla concezione che “il bambino non è un essere inferiore, ma una persona un po’ più piccola”, e come tale va trattato con la stessa dignità meritando di ricevere spiegazioni relativamente a ciò che lo riguarda. Quindi no a trucchetti per evitare la crisi di pianto al distacco, abbiamo detto che é un modo per comunicare, in questo caso vi esprime il disappunto a vedervi andar via senza di lui. Vedrete che con le dovute tempistiche giungerà presto o tardi il giorno in cui sarà impaziente di correre dagli amichetti

E adesso, con qualche piccola informazione in più, carichi di energie e soprattutto di solari sorrisi, mamme e papà in bocca a lupo e buon inserimento a voi e al vostro piccolo!

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